CARO NOSTRANO!

Genova, lunedì mattina, mercato comunale. Mi dirigo al banco numero uno. Molti pesci in bella mostra su un letto di ghiaccio.

– Scusi, quanto costa questo branzino? – chiedo.

– Questo? Fa 27 euro al chilo, lo prende?

– Non saprei, cos’altro mi consiglia?

– Ci sarebbe questo… – mi mostrano un altro branzino identico al precedente, ma il pescivendolo accenna una strana smorfia in viso – …viene 9 euro al chilo.

– Scusi, ma è un branzino ?

– Sì ma arriva dalla Grecia l’altro, invece, è nostrano!

Molto perplesso, ringrazio, rimando l’acquisto e mi sposto al banco dei funghi. Mi è venuta, all’improvviso, un’incontenibile voglia di porcini.

– Quanto costano questi?

– Quelli davanti a lei fanno 25 euro al chilo poi, se preferisce, abbiamo questi a 15 euro ma… vengono dalla Yugoslavia – dice la commessa imitando la stessa smorfia del pescivendolo di prima.

– Scusi, a parte il fatto che la Yugoslavia non esiste più, da dove arrivano quelli da 25 euro ?

– Ah! Questi sì che sono dei signori funghi, sono nostrani, di Borzonasca! (50 km da Genova, nda)

Ecco, ora immagino che qualcuno come me, per legge transitiva di reciprocità, in qualche mercato pubblico dell’ex-Yugoslavia stia comprando i funghi di Borzonasca a 25 euro il chilo più tutti i sovrapprezzi di trasporto o, al contrario, che i funghi slavi costino 25 euro, ridiventando nostrani, a casa loro, e a 15 euro i nostri, from Borzonasca, che si saranno trasformati in stranieri, quindi disdicevolmente meno buoni seppur a miglior prezzo. Però i funghi sono muffa, quindi sono già marci per costituzione, qualcosa di strano sotto sotto ci sarà. Con il fresco, riguardo al pesce, il quesito pone problematiche più inquietanti (nel frattempo sono tornato al banco precedente). Branzino greco a 9 euro o nostrano  a 27 ? Vediamo di capire:

– in Grecia pescano come da noi, stesse barche, stesse reti, stessi metodi,

– il mare è lo stesso, la Sicilia è a due passi (anche se in mare non si cammina). Mi avessero proposto un pesce pescato davanti a Siracusa non avrei avuto dubbi e, a ben pensarci, un branzino greco potrebbe aver nuotato anche vicino a un confratello siculo, per quello che ne sanno questi del mercato.

– il pesce greco è cattivo? Certo che no, se vado in vacanza in Grecia mica pretendo di mangiare pesce italiano,

-fresco è fresco, c’è un veterinario e molti altri controllori al mercato,

– forse sono gli avanzi dei mercati greci? Cosa fanno? Lo lasciano marcire un paio di giorni poi perdono tempo a imbarcarlo per spedirlo sui nostri mercati? Impossibile.

Allora cosa giustifica un prezzo più alto? La panzana del nostrano mi sembra una scusa per farmi pagare di più una cose che posso avere a buon prezzo. Perché mai un alimento coltivato, raccolto o pescato sotto casa dovrebbe essere più buono e più caro di uno che arriva da lontano ma è, più o meno, la stessa cosa? A ben vedere dovrebbe essere esattamente il contrario. Capisco le implicazioni ecologiche del consumo a km.zero, ma non riesco a comprenderne le contraddizioni economiche. Sembra solo una forma di autarchia merceologica o un nuovo leghismo alimentare che, in ultima istanza, la fa pagare cara solo a noi consumatori finali e, oggi, a me in particolare. Pertanto, ho comprato il pesce greco. Doppio piacere: era ugualmente buono e pure conveniente. Alla faccia del caro nostrano! [diego c. de la vega]

 

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