Edizioni2000diciassette

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“Midnight in Paris” di Diego C. de la Vega
É tutto come un sogno. Accadde quarant’anni fa, avevo più o meno sei anni quando, per problemi familiari, fui mandato un certo periodo a vivere a Parigi presso uno zio emigrato anni prima. Lo scopo, oltre tenermi lontano da casa, era quello di perfezionare lo studio del francese iniziato da poco nella scuola straniera che frequentavo, però, sul suolo patrio. (…) Mi raccolse lo zio al “Charles de Gaulle”, ci recammo subito nella sua abitazione dove presi possesso della mia temporanea dimora. La casa era quanto di più tipico si potesse immaginare, almeno secondo l’idea che abbiamo di “tipico” riguardo le faccende parigine. Ci trovavamo a Montparnasse, e dove sennò, ma non era ancora completata quell’orrenda torre che per anni divenne, poi, la costruzione più alta di Francia. (…) Sistemati i bagagli ci recammo sul luogo di lavoro dello zio dove, nel periodo della mia permanenza, lo avrei accompagnato quotidianamente. Lavorava a Pigalle, non meno, per l’esattezza in rue Blanche, faceva il cameriere in un piccolo bar Le Petit Coin, all’angolo con rue Puget, concorrenti del ben più celebre Café des 2 Moulins. A proposito di moulin, infatti, sul lato opposto del boulevard de Clìchy, lampeggiava fiero il mitico Moulin Rouge. (…) In certi giorni della settimana aprivamo il bar da soli al mattino molto presto. Un cliente abituale era il direttore di sala del Moulin Rouge; arrivava da noi dopo aver sovrainteso alla chiusura del locale nonchè al rientro, sotto scorta, delle ballerine nella residenza che le accoglieva. Monsieur Marcel, lo chiamavano tutti così, era un signore di colore, un omone grande e grosso, alto come una montagna, con la faccia burbera e cattiva che, invece, di carattere si rivelava al contrario del suo aspetto un pezzo di pane (…) Non era l’unico personaggio a passare da noi, seppur io non me ne rendessi conto, venivano anche alcune celebrità. Spesso vedevo Charles… Aznavour ovviamente. Raccontava mio zio che l’Aznavour, pur sposato da anni, spesso si dilettava con giovani ballerine del Moulin di cui si faceva per così dire: sponsor. A detta dello zio la protegée di turno, a quel tempo, era una svedese bionda di rara venustà; mi pare di averla intravista qualche volta, una figura esile, slanciata, stivali sino alla coscia e ricca pelliccia a completarne il look, però non ricordo bene… (segue in  “d’Autunno”aa.vv. -Edizioni2000diciassette – ISBN9788894221923 )

“Il Sempiterno Maître Chocolatier” di Diego C. de la Vega
Io sono onnipotente, io sono il Sempiterno Mâitre Chocolatier Celeste della Divina Pâtisserie Universale, voi delle nullità! Inoltre, per tornare al tema dei peccati, voglio dirvi oggi in modo chiaro e definitivo che, a me, degli “atti impuri” solitari, di coppia, trio o di massa, non è mai importato un reverendo nulla! Meno di zero! Ah! Che sollievo! Come vi siete permessi di chiamarli atti impuri e contro natura se quegli incastri li ho inventati tutti io? Perversi! Sempre a questionare su cose naturali come fosse la peste. Siete diventati ciechi ma non a causa di quello che pensate voi, lo siete per l’enorme esercizio di presunzione che non vi ha fatto vedere l’evidente semplicità del mondo circostante. Immaginate un po’ se a me poteva davvero interessare dei vostri fatti privati. Incredibile! Avrei creato sistemi di stelle e galassie che ruotano in sublime armonia per poi perdere tempo a osservare e punire la minuscola meccanica fisiologica attraverso la quale dovevate riprodurvi? Ecco cosa mi fa rabbia di voi; costruisco un bell’oggettino che vi dia piacere fisico, vi permetto di agire in autonomia con solo il compito facile, e divertente, di riprodurvi in allegria e voi cosa fate? Date la stura a una cornucopia di sensi di colpa pensando che sia una cosa sporca e malvagia, “non si può, non si deve, non si fa, Dio non vuole così ma preferisce cosà”, ma chi l’ha mai detto? Ignoranti!  Allora secondo voi, anche l’olfatto, il gusto e tutti gli altri sensi erano peccaminosi? Me lo aspettavo, prima o poi avreste detto anche: ”Dio non vuole che annusiamo i profumi dei fiori” oppure “è proibito da Dio mangiare cioccolatini e sentire il sapore dolce in generale” e chissà quali altre scempiaggini. State tranquilli che se non avessi voluto permettervi un’azione qualsiasi, un sistema efficace lo avrei trovato oppure vi avrei tolto i mezzi per compierla. Ecco, zac! Un bel taglio e risolto il problema. Comunque, sappiate che ho abolito tutti i peccati che chiamavate carnali, anzi non sono mai esistiti! Voi avete colpe ben peggiori da espiare, prima fra tutte: l’arroganza di potervi sostituire a me! Vi comunico un’altra notizia sconvolgente, aprite bene le orecchie. Udite, udite: eravate, siete e sempre sarete… (segue in  in “Je suis Chocolat” – aa.vv. Edizioni2000diciassette ISBN9788894221930)